RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 10/ N. 26 - Dicembre 2015 - Dropout e Neet: le nuove emergenze europee.
 

INDICE

 

 

 

 

BUONE PRATICHE

L'Housing First del Progetto "Casa Solidale - Giovani" di Caritas
Verona per i giovani Neet senza dimora

di Dal Maso Nicola, Girelli Claudio, Perlati Samanta.

Italian abstract

La realtà dei Neet senza dimora è un fenomeno in costante espansione. Sono giovani il cui percorso esistenziale è caratterizzato, oltre che dall’assenza di una certa e stabile prospettiva lavorativa o dall’inserimento all’interno di un percorso istruttivo-formativo, anche dalla mancanza di una dimensione abitativa e di una rete formale e comunitaria a sostegno della loro drammatica situazione di esclusione sociale.

Tale dimensione del disagio giovanile costituisce un’area grigia della riflessione socio-pedagogica, che spesso sfugge alla considerazione e all’intervento nelle politiche giovanili e nel disagio adulto, proprio perché si muove tra essi. Caritas Verona, attraverso il progetto “Casa Solidale - Giovani”, offre un’azione di supporto ai giovani Neet senza dimora secondo il modello dell’Housing First per facilitare il loro percorso evolutivo verso una condizione di autonomia.


English abstract

Homeless Neets are a steadily growing phenomenon. It is composed by young people whose existence not only is characterized by the absence of a safe and stable working perspective and educational path, but also by a lack of a housing dimension and a formal and community net, which can support their tragic social exclusion.

This dimension of youth disadvantage is a grey area of sociological and pedagogical reflection, which often eludes considerations and interventions in youth policy and adult disadvantages area, because it does ranges between them. Caritas Verona, by its project Casa Solidale - Giovani, offers supporting actions for homeless young Neet according to Housing First model to facilitate their evolutionary process towards a condition of autonomy.

 

Neet e non solo

Da alcuni anni «ha fatto la sua comparsa nei report delle inchieste sociologiche, statistiche e mediatiche l’acronimo Neet (Not in Employment, Education or Training), a designare un universo giovanile dai 15 ai 29 anni che non studia né lavora e, in quanto tale, privo di qualsivoglia prospettiva o fiducia nel futuro» (Antonini, 2014, p. 9). Tale fenomeno coinvolge significativamente anche il nostro Paese: come evidenzia una recente ricerca condotta dall’ISTAT (2015) «nel 2013, in Italia oltre 2.435 migliaia di giovani (il 26,0 per cento della popolazione tra i 15 e i 29 anni) risultano fuori dal circuito formativo e lavorativo». Il nostro Paese, nel panorama europeo, è secondo solo alla Grecia relativamente alle statistiche riguardanti tale drammatica realtà del disagio giovanile. Operando un’analisi più precisa di tale fenomeno è possibile scorgere all’interno dell’acronimo Neet «ampie sacche di disagio e di dolore sociale» (Morcellini, 2014, p. 9) ed «una molteplicità di profili emergenti, ognuno dei quali connotato da specifiche caratteristiche, bisogni e livelli di vulnerabilità, pur nella presenza trasversale di criticità quali la mancata accumulazione di capitale umano […] il rischio di accumulazione di svantaggi e, in generale, di esclusione sociale» (Antonini, 2014, p. 18).

Se il fenomeno Neet inizia a essere studiato in particolare in termini di mancanza di lavoro, formazione ed istruzione, ciò che ancora sfugge e rimane invisibile all’analisi e alla prassi socio-educativa è quell’area grigia del disagio giovanile che sta al di fuori delle reti formali ed informali di supporto al percorso esistenziale individuale, spesso abitante il confine della devianza e della dipendenza, mancante di risposte istituzionali e comunitarie ad essa dedicata: la realtà dei giovani Neet senza dimora.

La realtà giovanile legata alla grave marginalità sociale e abitativa è diventata in questi ultimi anni un fenomeno degno di nota nelle città metropolitane e nei grossi centri urbani, come quello veronese. L’ISTAT, ne “La ricerca nazionale sulla condizione delle persone senza dimora in Italia” (2014), condotta in collaborazione con il Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali, Fio.PSD e Caritas Italia, evidenzia infatti un dato tanto significativo quanto allarmante: relativamente al periodo 2010-2011 il 38,8% delle persone senza dimora hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. La percentuale inoltre aumenta ulteriormente se si prende in considerazione il solo campione di persone di origine straniera. La condizione di tale popolazione giovanile sembra sempre più richiedere una viva ed incarnata riflessione da parte degli operatori socio-educativi.


Giovani e Housing First

Il progetto Casa Solidale - Giovani nasce come riflessione socio-educativa ed operativa a partire dall’incontro di Caritas Verona con il pensiero dell’Housing First, mutuandone in parte l’idea e recependone gli elementi effettivamente concretizzabili e attuabili per la storia, per la cultura e la realtà storica veronese.

Il metodo Housing First1 parte dal concetto base di Home come punto di riferimento e di partenza di qualunque progetto di reinserimento sociale con persone senza dimora o in situazioni di grave marginalità. “La casa prima di tutto” significa appunto partire dall’offrire alla persona in difficoltà una dimora stabile ed intorno ad essa strutturare un progetto di accompagnamento del soggetto verso la reale indipendenza ed autonomia, esistenziale e lavorativa.

La filosofia dell’Housing First trasforma radicalmente il pensiero alla base delle politiche sociali e delle azioni degli operatori socio-educativi che lo scelgono come paradigma operativo: sottende infatti un approccio innovativo nei servizi di reinserimento abitativo e sociale rivolti alle persone senza dimora.

Tra tutti, si ritiene importante evidenziare quattro principi cardine che contraddistinguono tale modello (Tsemberis, 2010).

Il primo è il diritto alla casa come diritto fondamentale ed inviolabile di ogni persona: il modello prevede infatti che venga fornita allutente unabitazione nel minor tempo possibile. A differenza dei cosiddetti “modelli a gradini” non vi sono requisiti legati al completamento di un programma di preparazione da effettuare prima dellaccesso alla casa e con esito positivo. L’abitazione, quindi, non rappresenta una sorta di incentivo al fine di smettere obbligatoriamente luso di sostanze e/o di sottoporsi a trattamenti psichiatrici. Il cambiamento del paradigma appare quindi radicale: la priorità non è il merito, ma il bisogno della persona.

Il secondo riguarda il commitment e la presa in carico per tutta la durata di cui la persona necessita: viene previsto dal modello un supporto costante per tutta la durata del percorso di reinserimento sociale ed abitativo e finché la persona ne abbia la necessità. Questo affinché lindividuo possa recepire un messaggio di effettivo impegno nei suoi confronti e sentirsi in tal modo in un contesto relazionale sicuro di accoglienza e disponibilità.

Il terzo è relativo alla distinzione tra Housing e programma riabilitativo. In molti modelli tradizionali di housing sociale, è previsto che la permanenza presso la struttura abitativa si interrompa nel caso in cui si dovessero verificare delle ricadute durante il percorso terapeutico. Secondo il pensiero dell’Housing First la permanenza presso l’abitazione messa a disposizione della persona non è strettamente collegata al programma terapeutico che il soggetto sta affrontando.

Il quarto e ultimo principio consiste nel lavorare sulla comunità territoriale. Il progetto Housing First ritiene essenziale fare in modo che sia il territorio a prendersi cura delle persone, attraverso l’azione compiuta da parte degli operatori sociali affiancati (facilitatori di rete) alla persona in stato di difficoltà.


Il progetto Casa Solidale - Giovani

Al fine di concretizzate e rendere operativa tale riflessione sociale e pedagogica, la Caritas Diocesana Veronese, attraverso l’azione sociale e pedagogica condotta dalla Cooperativa Sociale Il Samaritano ONLUS ed in stretta sinergia con i Servizi Sociali del Comune di Verona, sostiene dal 2014 il percorso esistenziale, abitativo e lavorativo di giovani NEET tra i 18 e i 25 anni.

Ad Ottobre 2014 Caritas Verona avvia Casa Solidale - Giovani, una progettualità unica nelle sue peculiarità a livello nazionale, in grado di coinvolgere le agenzie socio-educative territoriali pubbliche, private e la dimensione comunitaria di appartenenza di tali ragazzi2.

Finalità di tale progettualità è l’accompagnamento di giovani NEET veronesi, che in un numero sempre maggiore negli anni giungono alle strutture di bassa accoglienza della città gestite da Caritas (il dormitorio Camploy e la Casa Accoglienza il Samaritano). Il loro stato di aggravata marginalità è caratterizzato dalla mancanza di una dimora presso la quale abitare e dal fallimento di qualsiasi rete informale di supporto, di natura familiare, affettiva e/o amicale. Le storie di questi giovani sono, nella maggior parte dei casi, caratterizzate da vicende familiari particolarmente complesse e compromesse dal punto di vista affettivo e della cura, da percorsi formativi e lavorativi fallimentari, da una significativa fragilità relazionale e dall’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Molti di essi hanno trascorso gli anni precedenti il raggiungimento della maggior età allinterno di strutture protette per minorenni e/o presso famiglie affidatarie. Al compimento del diciottesimo anno di età tali percorsi dedicati ai minorenni si interrompono e le situazioni di tali ragazzi diventano di competenza dellArea Adulti dei Servizi Sociali, che spesso, sia per la mancanza di risorse economiche e comunitario-territoriali, sia per la non completa coincidenza tra strutturazione dei servizi e natura del bisogno giovanile, non sono in grado di attuare un’efficace presa in carico delle complesse situazioni di tali ragazzi.


Il percorso del progetto

Tre sono i canali attraverso i quali i giovani NEET entrano in contatto con l’équipe del progetto Casa solidale - Giovani: lo Sportello Unico del Comune di Verona, gestito da Caritas, previo invio dei Servizi Sociali Territoriali o tramite accesso spontaneo della persona in difficoltà; la presa in carico della situazione da parte del Servizio Sociale comunale e successivo invio al Samaritano; il contatto diretto da parte degli operatori del Samaritano con il giovane.

Oltre alla capacità di permanenza presso la dimora, il progetto intende perseguire: l’autonomia nella gestione della vita quotidiana e delle problematiche ad essa inerenti; l’acquisizione di un impegno significativo; l’astinenza da sostanze che causano dipendenza attraverso un supporto al percorso terapeutico; l’inserimento della persona in una rete socio-territoriale; la riacquisizione della propria rete familiare, dove presente e opportuna.

Dopo un iniziale periodo caratterizzato dall’accesso alla Casa Accoglienza Il Samaritano e al Centro Diurno, azioni che consentono agli operatori della Cooperativa di effettuare un’osservazione e valutazione della situazione del giovane, viene strutturato, in collaborazione con il Servizio Sociale, un progetto personalizzato, condiviso con il soggetto interessato. Questa prima fase del percorso, monitorata attraverso colloqui settimanali e verifiche mensili effettuati dall’èquipe della Cooperativa il Samaritano3, si conclude con il raggiungimento degli obiettivi concordati in fase di definizione del progetto. Il giovane sarà quindi indirizzato alla seconda macro-fase: l’housing sociale.

Il progetto si concretizza attraverso l’inserimento dei ragazzi in un appartamento in condivisione con altri coetanei, fino ad un numero massimo di tre. L’abitazione ha un’impostazione di tipo familiare grazie alla presenza continuativa e costante di alcuni adulti volontari debitamente formati, denominati tutor, uno per ragazzo, che vivono stabilmente con i giovani. I volontari e i ragazzi condividono spazi e momenti di vita e i primi supportano i secondi nella gestione della loro quotidianità. In collaborazione con i tutor, i ragazzi sono chiamati a costruire una dimensione sociale che tenga in considerazione i bisogni reciproci e ad organizzare la propria quotidianità, pensando alle esigenze di tutti i componenti dellappartamento.

Al fine di creare una rete amicale e informale attorno ai ragazzi, in grado di sostenerli nel loro percorso di inclusione sociale, vengono favoriti da parte dei tutor e del facilitatore di rete la nascita e il mantenimento di attuali e nuovi legami significativi con adulti e coetanei, che frequentano labitazione e li supportano nella gestione della quotidianità e della dimensione abitativa.

La finalità progettuale non è quindi quella di strutturare una comunità residenziale per adulti, bensì quella di offrire ai giovani uno spazio abitativo dal quale ripartire nella ridefinizione di una propria progettualità di vita. Tutor e ragazzi sono chiamati a contribuire alle spese alimentari e di prima necessità comuni, attraverso il versamento di una quota mensile in un fondo condiviso. Il pagamento delle utenze domestiche è a carico della cooperativa Il Samaritano, mentre per giovani ospitati è previsto il versamento di un contributo pari al 30% del reddito della persona (se presente).

Nel progetto “Casa Solidale - Giovani” il principio dell’Housing First, che sottolinea l’importanza della comunità territoriale, viene attuato attraverso il lavoro affidato ad un educatore professionale denominato “facilitatore di rete”. Le azioni poste in essere da parte di tale professionista consistono appunto nel facilitare la creazione di una rete comunitaria significativa e duratura attorno alla persona, in grado di non fare sentire il soggetto solo e di sostenerlo nellaffrontare le tappe che lo porteranno ad emergere dal suo stato di significativa esclusione sociale. Tale rete informale di prossimità è costituita dalle persone che, a vario titolo (vicini di casa, commercianti, amici) gravitano attorno alla realtà del ragazzo. L’esperienza pluriennale di Caritas, prima esclusivamente con la marginalità adulta, e più recentemente con quella giovanile, sembra infatti dimostrare come, in mancanza di una così importante risorsa comunitaria, la persona ricada spesso all’interno della dimensione di marginalità che l’ha portata a vivere una condizione di cronica dipendenza e precarietà esistenziale ed abitativa, nonostante riesca ad ottenere una casa ed un’occupazione lavorativa.

Il progetto “Casa Solidale - Giovani”, se necessario, prevede per i ragazzi l’inserimento all’interno di percorsi formativi di tirocinio lavoro4, al fine di acquisire o potenziare le competenze spendibili in futuro nella ricerca di un’occupazione che possa garantire loro una stabilità economica per il loro progetto di autonomia.

Lintero periodo di accoglienza è scandito da appuntamenti fissi per gli ospiti, i tutor e léquipe. A cadenza settimanale viene fissata una riunione di gruppo, con la presenza delloperatore responsabile e di uno o più volontari, per valutare ed eventualmente ridefinire gli aspetti organizzativi della casa e discutere dei possibili problemi di convivenza. Settimanalmente, presso la sede della cooperativa il Samaritano, i tutor si incontrano con léquipe per verificare i progetti individuali. Una volta al mese l’équipe, tutor e ospiti delle varie realtà abitative si riuniscono per un confronto collettivo con la presenza dello psicologo; alla riunione segue un momento conviviale, per stemperare eventuali tensioni e dare una dimensione familiare.

Non è infine previsto un tempo massimo di permanenza dei giovani all’interno della casa. Secondo la filosofia che sta alla base della cultura operativa del Housing First e del progetto Casa Solidale - Giovani il progetto termina nel momento in cui la comunità territoriale è riuscita a prendersi carico della persona in difficoltà.


Lo stato attuale del progetto

Negli ultimi due anni circa una trentina di giovani NEET sono entrati in contatto con la realtà della Casa di Accoglienza il Samaritano. Attualmente nove sono i ragazzi coinvolti nel progetto Casa Solidale - Giovani, di cui cinque di origine italiana e quattro stranieri. Tre di loro sono stati già inseriti presso una casa sul territorio del Comune di Verona mentre per i restanti sei, attualmente ospitati presso la Casa Accoglienza Il Samaritano, sarà presto previsto il trasferimento presso nuove abitazioni.


In conclusione sembra possibile affermare come la concreta esperienza condotta da Caritas Verona, indichi la necessità di dar vita ad un’inedita riflessione di natura socio-educativa relativamente al sempre più diffuso fenomeno dei giovani Neet senza dimora.


 

Riferimenti bibliografici

ANTOLINI E. (2014), Giovani Senza. Luniverso NEET tra fine del lavoro e crisi della formazione, Mimesis, Milano - Udine

ISTAT (2014), La ricerca nazionale sulla condizione delle persone senza dimora in Italia, Stealth, Roma.

ISTAT (2015), Noi Italia. 100 statistiche per capire il paese in cui viviamo, http://noi-italia2015.istat.it/

MORCELLINI M. (2014), Per una Sociologia che ri-conosca periferie sociali e generazioni, in Antolini Erica (2014), Giovani Senza. Luniverso NEET tra fine del lavoro e crisi della formazione, Mimesis, Milano - Udine.

PERLATI S. (2014), Il modello Housing First: filosofia, esperienze ed innovazioni possibili, tesi di laurea (Università degli Studi di Verona).

TSEMBERIS S. (2010), The Pathways model to end homelessness people with mental illness and addiction, Darmouth PRC and Hazelden Publishing, Center City, Minnesota

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1Si tratta di un metodo introdotto prima negli USA e successivamente in Europa da Sam Tsemberis e dallassociazione Pathways to housing (della quale è il fondatore).


2 Il progetto nasce come evoluzione di “Casa Solidale”, percorso consolidato di supporto alla grave marginalità sociale ed abitativa adulta promosso e condotto da Caritas, attraverso la Cooperativa Sociale Il Samaritano ad essa afferente, attivo e sviluppato sul territorio veronese ormai da molteplici anni.


3 Composta dal coordinatore di progetto, unassistente sociale, uno psicologo, un “facilitatore di rete” e almeno un tutor volontario per ogni giovane


4 Questi tirocini lavorativi possono essere interni od esterni all’Area Sociale della Cooperativa Sociale, anche in collaborazione con il Servizio di inserimento lavorativo (SIL) dell’ULSS o realizzati attraverso il progetto europeo e nazionale Garanzia Giovani.


 

 

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