RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2 / N.6 - 30 ottobre 2006 - Orientamento ed educazione degli adulti
 

INDICE

 

 

 

 

EDA NELLE REGIONI

TRENTINO
Trentino: dal basso delle Scuole dall'alto del Sistema

Ugo Virdia

“Il ‘congiungere’ vuole indicare una riunione di parti che così ristabiliscono una unità originaria e una reciproca influenza tra di loro. Il ‘perseverare’ suggerisce invece un processo di lunga durata che comporta un impegno persistente . Il ‘vigore del grande ’ è espressione di una vigorosa crescita della forza e del coraggio legata all’orientamento verso un fine dominante. Il ‘conglomerare’ infine evoca un’aggregazione intricata che forma una salda unità”. (G.P. Qualigno, “Voglia di fare”, Guerini Associati 2003– commento da I CHING).

Il trentino è una piccola provincia che, assumendo competenza primaria sulla scuola, sta sperimentando in questi ultimi anni molte innovazioni di assetto istituzionale in continuità con un forte impegno profuso da ormai molto tempo nell’accompagnamento ai processi di innovazione di insegnanti e scuole.
Il percorso avviato interessa anche l’educazione permanente e in particolare l’EDA.

Le scuole
Le 16 scuole serali e le cinque scuole del primo ciclo (simili ma non istituite come CTP) hanno definito un modello organizzativo della didattica che affronta questioni comuni a tutte le scuole EDA. (http://www.vivoscuola.it/linee_guida_corsi_adulti_marzo2006.pdf).
Il modello presenta le linee guida nella gestione dei corsi EDA. Riprende gli elementi caratterizzanti la funzione docente, descritta dall’articolato del contratto provinciale di lavoro dedicato ai docenti che operano nei corsi per adulti (http://www.vivoscuola.it/Art41.doc_cvt.asp) e, in particolare, sottolinea come la funzione docente:

  1. si articoli in attività di orientamento, tutoraggio, accoglienza e raccordo con altri soggetti del territorio

  2. sia collocata

  3. all’interno di un orario annuale complessivo,

  4. su classi di concorso anche diverse dalla propria,

  5. anche su sedi diverse da quella di titolarità,

  6. si esplica con l’impegno da parte dei docenti di prima nomina a partecipare a percorsi di formazione iniziale.

Riconosce alle scuole la possibilità nella loro autonomia di optare per la struttura per classi o quella per moduli. La struttura per moduli richiede una organizzazione i cui punti salienti sono:

  1. la progettazione e descrizione formale dell’impianto offerto;

  2. la definizione di un monte ore per incontri tra docenti per la gestione del piano di flessibilità;

  3. l’articolazione dei moduli rispetto:

  4. alle sessioni di riconoscimento dei crediti (normalmente bimestrali),

  5. alle modalità di valutazione in seno al consiglio di classe,

  6. alle modalità di accelerazione dei percorsi degli Istituti Superiori di secondo grado all’interno di un modello 2+2+1 oppure per i professionali 2+1+2,

  7. alla definizione degli strumenti di certificazioni per il passaggio da una scuola all’altra.

La questione della certificazione apre alla possibilità di introdurre anche nei percorsi formali delle scuole superiori “corsi liberi” per l’educazione permanente valutati per competenze che corrispondono a crediti che conducono al titolo di studio.

I corsi liberi (http://www.vivoscuola.it/I-corsi-liberi.doc_cvt.asp la versione per i docenti e http://www.vivoscuola.it/Libri/pg1.asp?CurId=274 la versione per studenti) sono proposte di curricolo di cittadinanza che interessano alcune discipline afferenti le quattro aree (linguaggi, scientifica, socioeconomica, tecnologica) delle competenze di base, declinano una offerta di interesse per lo studente adulto, mantengono la centralità delle discipline, impongono ai docenti una rilettura sociale dei loro programmi di insegnamento. Considerano come riferimento che legittima la loro certificazione oltre ai programmi dei diversi indirizzi di studio, gli orientamenti nuovi, in particolare le competenze chiave

 

Il sistema

Una nuova legge sulla scuola varata nell’agosto del 2006 riordina il settore educazione permanente ed educazione degli adulti.

Molti articoli richiamano alla necessità di collocare l’educazione degli adulti in tutte le scuole si assumono la responsabilità di interfacciarsi con le comunità, anche considerando i genitori potenziali soggetti a cui rivolgersi per particolari percorsi di formazione.
Nello specifico dell’EDA l’Art. 63 su “Educazione degli adulti da parte delle istituzioni scolastiche e formative” recita: “La Provincia, …b) promuove il rinnovamento e lo sviluppo dei percorsi formativi con il fine di rispondere ai bisogni di nuova alfabetizzazione e di potenziamento delle abilità nelle tecnologie, scienze, matematica e lingue straniere, per facilitare l'integrazione sociale e culturale degli stranieri, orientare i cittadini all'interno delle molteplici opportunità formative nella scelta di personali percorsi di crescita, anche sviluppando abilità di apprendere ad apprendere;…”. Quindi “ individua: a) le modalità di organizzazione sul territorio dell'offerta di educazione scolastica e formativa in età adulta e i criteri di accesso da parte dell'utenza; b) i criteri per l'organizzazione dell'offerta formativa da parte delle singole istituzioni scolastiche e formative, compresa l'attività di orientamento; c) l'insieme delle competenze di base di riferimento e i conseguenti criteri di certificazione; d) le modalità di riconoscimento dei crediti scolastici, formativi e lavorativi dei percorsi pregressi e di attestazione dei percorsi non formali, nonché di riconoscimento delle competenze spendibili anche a livello europeo; e) gli strumenti e le modalità per il raccordo su base territoriale tra le istituzioni scolastiche e formative e con gli altri soggetti; f) i criteri per l'utilizzo delle strutture e delle risorse).
http://www.vivoscuola.it/Provincial/ddl-nuovo-testo.doc_cvt.asp

A sottolineare la relazione tra educazione degli adulti ed educazione lungo tutto l’arco della vita interviene una ulteriore legge di riordino istituzionale, anche questa varata nell’attuale anno, che disciplina il ruolo delle comunità di valle (www.giunta.provincia.tn.it/LP_3_2006_note_allegate.1151998940.pdf) prevede la costruzione di “carte culturali territoriali” esito di un processo di ascolto di diversi soggetti di una particolare comunità territoriale che assumo responsabilità nella gestione di risorse umane. Referenti di EELL, aziende profit e no profit,associazioni, agenzie formative indicano i valori e i bisogni di cultura propri al loro territorio. Valori e bisogni vengono poi analizzati alla luce di una mappa articolata di repertori di contenuti e competenze per l’EDA prodotti sul piano nazionale, europeo o internazionale (il riferimento è ad ALL). il processo permette di definire il contenuto della carta culturale che orienta la definizione dei corsi liberi che le scuole potranno proporre come offerta non formale all’interno dei loro percorsi formali.

 

Fare sistema sembra essere diventata una priorità per l’EDA, e non solo per l’EDA. Il caso presentato rappresenta alcune azioni possibile per fare sistema in particolare sottolinea la necessità di alcuni fattori:

  1. del raccordo tra le diverse scuole, tra scuole e territori, tra soggetti con responsabilità nella gestione di risorse umane di un particolare territorio al fine di facilitare l’accesso e la mobilità degli studenti e garantire una offerta coordinata che mantenga il suo carattere istituzionale;

  2. della presenza di un ambito tecnico e teorico di supporto che sostenga i processi organizzativi necessari a tradurre e mantenere nel tempo gli impegni assunti;

  3. di orientamenti politici forti nella proposta e attenti a valorizzare il contributo di soggetti diversi.

Perché tali fattori si traducano in miglioramenti delle condizioni culturali di una comunità servono tempi lunghi, stabilità nel tempo dell’impianto organizzativo e negli orientamenti, una sempre crescente autonomia del supporto tecnico dal politico, cosa non facile in un piccolo territorio con una forte struttura politico istituzionale, piani efficaci di gestione e riqualificazione del personale e non solo di quello insegnante.
Il senso è quello di definire un concetto di “fare sistema” come espressione di un movimento culturale che dovrebbe creare le condizioni perché chi è parte del sistema EDA, lo riconosca e faccia la sua parte.

 

 

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