RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N. 7 - 28 febbraio 2007
 

INDICE

 

 

 

 

EDA NELLE REGIONI - EMILIA ROMAGNA

"Per tutto l'arco della vita". Impianto per un modello di sviluppo del sistema di Educazione degli Adulti in Emilia Romagna

Silvana Marchioro

Il progetto: dallo sviluppo di un modello ad un “modello di sviluppo” dell’EdA
Il progetto finanziato nel 2005 dalla Regione Emilia Romagna con Fondo Sociale Europeo si è proposto lo scopo di fornire agli organismi della concertazione competenti per l’offerta formativa di EdA, e in primo luogo alla Regione e alle Province, i dati e gli elementi informativi utili a:

  1. pianificare e programmare correttamente interventi regionali e locali in materia di educazione permanente degli adulti,
  2. suggerire indicazioni per la qualificazione e l’organizzazione del sistema di offerta,

Una serie di indagini sulla domanda e sull’offerta di EdA erano già state svolte in ambito regionale con la partecipazione dell’IRRE ER a progetti di ricerca finanziati dalla Regione ER con FSE e svolti in partenariato con En.A.I.P ER . A partire proprio da queste ricerche si trattava di operare un approfondimento più qualitativo e strategico, attraverso ulteriori momenti diagnostici per la conoscenza dello stato di attuazione del sistema regionale EdA  che consentissero di delineare un quadro più completo. Ma soprattutto l’idea progettuale si indirizzava verso lo sviluppo di un modello regionale di EdA, culturalmente e socialmente orientato, partecipato nella sua processualità dai diversi attori istituzionali, sociali, culturali e tecnico-professionali. Un modello che tenesse conto delle molteplici attività in cui si concretizza l’EdA, della differenziazione dei curricoli e dei possibili approcci di intervento formativo (personalizzazione/individualizzazione, Fad, blendend learning, metodologie didattiche attive, pari opportunità, sviluppo locale, ecc.), all’interno di un quadro comune di standard di riferimento.  Intento del progetto di ricerca era, in sostanza, formulare una proposta di modello regionale di EdA supportato da una visione culturale, da un assetto organizzativo e metodologico, da risorse professionali qualificate, da reti e partnership territoriali, da policy e risorse adeguate, in coerenza con quanto previsto dalla sezione V della L.R. n. 12/2003 .
La ricerca, sviluppatasi nell’arco di 18 mesi, si è articolata in tre fasi:

  1. la fase di governo istituzionale, tecnico e scientifico del progetto e di diffusione dei risultati, che ha accompagnato l’intero processo ed ha visto operare i soggetti partner con compiti di regia, coordinamento e controllo in itinere delle attività, di definizione delle strategie di ricerca/intervento e sviluppo del modello, di raccordo/confronto con la committenza e con i diversi attori istituzionali, sociali e tecnici dell’EdA e di documentazione fino alla pubblicazione finale, sia su carta e che online nel sito www.eduadu.net .
  2. Una fase denominata “Analisi di sfondo e delle buone pratiche”, che è consistita nella selezione, raccolta e analisi dei principali materiali di vario tipo (letteratura tecnico-scientifica, normativa e politica) sul tema dell’EdA; nella elaborazione di criteri e strumenti per l’identificazione e la selezione di casi significativi regionali, nazionali e internazionali in riferimento alle metodologie impiegate, ai modelli istituzionali e organizzativi adottati ed ai risultati conseguiti; nell’analisi e schedatura dei casi selezionati. Inoltre particolare attenzione è stata posta alla ricerca in corso sugli standard nazionali per lo sviluppo delle competenze di base nell’EdA .
  3. Una fase conclusiva della ricerca che, a partire dagli esiti dell’analisi di sfondo e delle buone pratiche, si proponeva di elaborare un modello regionale di EdA e indicazioni metodologiche per l’intercettazione della domanda locale .

Fin dall’inizio della ricerca lo sguardo sulla situazione dell’EdA emiliano-romagnola ha posto in evidenza non solo l’articolazione del sistema formale, ma anche la vastità e la frammentarietà di un’offerta non formale pubblica (promossa dagli EE.LL. e dalla Regione stessa attraverso i propri assessorati), privata e dell’associazionismo. A fianco dei soggetti formali dell’EdA ne esistono, dunque, molti altri che gestiscono formazione di tipo non formale e che non hanno sempre una mission educativa , ma che concorrono alla configurazione di un quadro allargato di EdA e che caratterizzano in senso policentrico le politiche educative destinate ad adulti: positivamente, perché diffuse; negativamente, perché sostanzialmente non coordinate.
In conseguenza di queste considerazioni, nonché dei numerosi contributi alle idee derivanti dall’esame di esperienze significative nazionali ed europee e riguardanti reti e partenariati tra soggetti per il coordinamento e l’integrazione di attività formali e non formali, in una prospettiva di sistema e di stabilità dello stesso, è maturato in seno al Comitato di Indirizzo un passaggio concettuale. Si è pervenuti alla consapevolezza che il progetto, ideato per sviluppare un modello di EdA, aveva la necessità di disporre di modelli di sviluppo. Questo perché la sostenibilità futura di un sistema strutturato di formazione permanente degli adulti, nel nostro paese, non è un dato acquisito e si deve confrontare con un quadro carico di variabili, connesse non solo alla intrinseca complessità del tema, ma anche alle incerte prospettive economico-finanziarie del sistema formativo/educativo, nonché alla incompiutezza del quadro normativo in materia.

Quale modello per sviluppare l’EdA nella regione Emilia Romagna?
Nei documenti di indirizzo europei, oltre che nella letteratura di settore e in molte esperienze di eccellenza, nazionali ed europee, emerge la centralità dell’EdA in riferimento a due finalità fondamentali:

  1. la realizzazione del diritto alla cittadinanza effettiva (e non solo formale) attraverso l’educazione come fattore essenziale di integrazione sociale
  2. la centralità delle competenze degli adulti per lo sviluppo locale dei distretti produttivi, in cui il patrimonio culturale è uno dei fattori decisivi di crescita e di competitività .

Se l’EdA può dunque rappresentare un fattore strategico per la coesione sociale e lo sviluppo economico e culturale di una regione soggetta a rapide trasformazioni, occorre individuare strategie politiche di azione compatibili con l’attuale quadro istituzionale e finanziario pubblico.
L’approccio che appare più idoneo è quello della governance regionale del sistema, ossia un governo della realtà educativa/formativa per adulti realizzato attraverso un sistema di relazioni intenzionali e di partenariato tra settore pubblico, privato e società civile, rinunciando a priori a modelli di governo pubblico di tipo direttivo o “forte”. Questi ultimi infatti:

  1. richiederebbero investimenti in strutture e attività formative finanziate, e quindi ingenti risorse;
  2. non valorizzerebbero la pluralità e varietà di soggetti che operano nel sistema allargato dell’EdA;
  3. non riconoscerebbero la pluralità di centri decisionali pubblici, già attivi nel settore per criteri di “competenza tematica”, che difficilmente rinuncerebbero a queste prerogative e che invece possono costituire una risorsa, anche per l’apporto finanziario non secondario che assicurano al sistema.

L’ipotesi che si suggerisce, quindi, è che per la creazione di un sistema organico di EdA in Emilia Romagna si assuma una linea di governance in cui la Regione svolga un ruolo di promozione, attivazione, valorizzazione, riorganizzazione di tutti i soggetti pubblici e privati già presenti sul territorio. Questa del resto è la linea sostanzialmente indicata dagli artt. 40-43 della L.R. 12/2003.

Come realizzare una strategia di governance efficace per il sistema EdA
Per qualificare il sistema EdA regionale appare necessario agire contestualmente su due fronti:

  1. attivare un modello di governance che agisca sul livello di coordinamento, organizzazione, riconoscibilità del sistema dell’EdA, coinvolgendo tutti i soggetti che lo compongono ed accrescendo la consapevolezza stessa di farne parte (oggi largamente assente);
  2. rendere disponibile e diffondere un modello di qualificazione dell’offerta sotto il profilo didattico, dei contenuti, della formazione degli operatori, etc.

1. Il modello di governance
Le due dimensioni dell’EdA, afferenti alle mission fondamentali sottolineate in precedenza (EdA come strumento finalizzato allo sviluppo del diritto di cittadinanza / EdA come strumento per assicurare lo sviluppo del sistema sociale, culturale, economico, civico-politico di un territorio) sono fortemente integrate tra loro e possono essere distinte solo sul piano logico. Nella realtà agiscono sempre in modo sinergico e sovrapposto e le due valenze, quella individuale e quella della comunità, restano sovrapponibili.
La distinzione sul piano logico/concettuale va tuttavia tenuta presente, poiché può determinare un diverso orientamento prevalente nelle scelte organizzative e di governo per lo sviluppo di un sistema EdA. A seconda di quale di queste due finalità assuma maggiore peso nella mission del sistema, possono infatti variare approcci, logiche di intervento, strategie, metodi di governo, soggetti da coinvolgere. La definizione della mission (almeno di quella prevalente) diviene, perciò, la chiave di volta per poter individuare le linee essenziali di un modello che orienti lo sviluppo del sistema regionale dell’EdA.
Qualunque sia la mission prevalente, le funzioni educative affidate all’EdA rimangono le stesse; possono invece variare il contenuto dell’offerta e la sua dimensione organizzativa, che dipendono dalle scelte di politica culturale, dai bisogni considerati prioritari, dai soggetti della concertazione e dalla dimensione delle reti locali .
Per avere chiarezza nelle scelte appare necessario:

  1. disporre di strumenti conoscitivi per analizzare e tenere monitorate, nelle loro linee tendenziali, l’offerta e la domanda di Eda, anche di tipo non formale, a fondamento dei processi decisionali;
  2. assicurare che si darà luogo a processi e sedi decisionali condivisi, valorizzando i diversi strumenti di raccordo interistituzionale e di concertazione sociale;
  3. realizzare, all’interno del sistema di governo delineato dalla L.R.12/2003 (Conferenza regionale per il sistema formativo; Conferenze provinciali di coordinamento), un assetto di commissioni o gruppi di lavoro con chiare funzioni di orientamento e di concertazione, che possano dedicare all’Eda un impegno specifico e continuativo, con particolare attenzione alle dimensioni tipiche dello sviluppo locale e del coordinamento dei servizi sul territorio, a livello almeno regionale e provinciale. Queste sedi di coordinamento dovrebbero essere aperte a soggetti significativi del sistema EdA formale e non formale, non rappresentati negli organismi della L.R.12, e potrebbero costituirsi anche a livello sub-provinciale sotto forma di comitati locali, in grado di far interagire i diversi attori e servizi sul territorio.

2. Il modello di qualificazione dell’offerta
E’ questa una condizione di merito, essenziale per la valorizzazione e la riconoscibilità del sistema, che contempla i seguenti passaggi:

  1. costruire modelli condivisi di riferimento, di ordine culturale, metodologico-didattico, organizzativo, da diffondere nel sistema;
  2. fornire servizi di sostegno per l’attuazione diffusa di questi modelli;
  3. richiedere col tempo l’adesione a questi modelli, come condizione per poter accedere a servizi di sistema (repertori dell’offerta, portali, sistema di crediti, formazione degli operatori, etc.).

Il modello di qualificazione dell’offerta rappresenta il necessario completamento di un modello di governance. Quest’ultima focalizza i processi decisionali; il modello di qualità delinea gli elementi costitutivi  del servizio formativo e della sua organizzazione e gestione in termini di “contenuto”.
Questi gli elementi costitutivi individuati e proposti:

  1. teorie dell'apprendimento sottese all’offerta
  2. criteri di personalizzazione e individualizzazione adottati
  3. valorizzazione di contesti di apprendimento non formale e informale
  4. progettazione formativa orientata allo sviluppo di competenze connesse a standard 
  5. valutazione, certificazione, riconoscimento delle competenze
  6. modalità di analisi dei fabbisogni
  7. strumenti di orientamento e sostegno nei processi di transizione degli adulti
  8. ruolo delle nuove tecnologie nell’apprendimento
  9. formazione e sostegno per adulti con deficit di opportunità o diversamente abili .

Si tratta di punti di attenzione irrinunciabili per il corretto sviluppo di un processo educativo, che corrispondono ad orientamenti e vocazioni che i soggetti formativi dovrebbero possedere per operare nel sistema allargato e governato dell’EdA. Si sottolinea, in particolare, la disponibilità all’innovazione didattica, all’operare in rete, all’adozione di logiche di attenzione ai bisogni di formazione dell’utenza, alle necessità di orientamento nelle transizioni e di valorizzazione delle competenze.

Per realizzare un sistema governato. Le leve strategiche
Come abbiamo visto, il quadro che si compone è molto ampio e, considerando le differenti centralità o rilevanze dei soggetti formativi, risulta molto complesso Ma come portare a sedersi attivamente ai tavoli della governance soggetti pubblici e privati così diversi e probabilmente non necessariamente interessati a “fare sistema”? Occorrerà individuare non solo lo “stile” della governance, ma anche le possibili strategie in grado di attivare sinergie tra una pluralità di attori   diversificata per natura, ruolo, missione.
L’ipotesi è che il sistema possa essere progressivamente generato e governato a partire da un’offerta di leve “tecniche”, ossia di servizi e opportunità che rendano “appetibile” e premiante per tutti i soggetti entrare a farne parte, garantendo al tempo stesso gli standard qualitativi (e ricevendo supporto per conseguirli). Leve, quindi, che siano in grado di agire sul duplice fronte della qualificazione e della promozione di logiche di rete.
Alcuni esempi di queste leve tecniche (“servizi di sistema”) possono essere:

  1. strumenti in grado di migliorare l’informazione e l’accesso all’offerta esistente (“portale” regionale dell’EdA; repertori on line dell’offerta formativa provinciali-territoriali, generati dai soggetti stessi in modo coordinato e coerente con l’analisi dei bisogni ),
  2. strumenti di riconoscibilità di un sistema a valore “pubblico” (eventi di promozione, “marchi” che rendano visibile il sistema EdA emiliano-romagnolo anche al di fuori dell’area degli attori e dei fruitori specialistici o direttamente coinvolti),
  3. possibilità di far realizzare agli attori pubblici economie attraverso forme di coordinamento dell’offerta in settori dove si verificano ridondanze e concorrenze,
  4. possibilità di offrire sostegno alla qualificazione dell’offerta (assistenza tecnica e progettuale, organizzativa, metodologica e di contenuto; formazione dei formatori),
  5. possibilità di implementare un sistema regionale di riconoscimento di competenze e crediti, che colleghi istruzione, formazione professionale ed EdA (anche non formale e informale), nella logica di valorizzare socialmente e capitalizzare tutte le competenze comunque e dovunque apprese, facilitando la ripresa e il completamento di percorsi interrotti .

Il percorso proposto
Un modello di sviluppo dell’EdA quale quello fin qui delineato non potrebbe essere basato solo su leve tecniche. Richiede un forte “mandato” politico-strategico, in considerazione della sua complessità e soprattutto del fatto che la governance, per realizzarsi, ha bisogno di costruire tavoli interistituzionali e tra assessorati diversi. La Regione ha, come è ovvio, un ruolo centrale, ma nulla esclude che le indicazioni contenute nel rapporto di ricerca possano interessare movimenti “dal basso”, a partire dai singoli territori, orientati a perseguire modelli di qualità, a costruire reti e relazioni di partenariato e ad attivare servizi che incomincino a prefigurare nuclei di sviluppo del sistema EdA.
A questo riguardo la ricerca propone un possibile percorso che, previa opportuna concertazione sociale e istituzionale, preveda i seguenti passaggi da ritenersi non sequenziali, ma interconnessi:

  1. ricognizione dinamica dell’offerta esistente e della domanda sociale di EdA
  2. individuazione delle sedi di indirizzo, coordinamento, partenariato ai diversi livelli territoriali, secondo quanto previsto dal modello di governance
  3. emanazione regionale di linee guida per l’EdA come strumenti di pianificazione strategica
  4. programmi di sviluppo dell’EdA ai diversi livelli (regionale, provinciali, sub-provinciali), in conformità alla programmazione del sistema formativo complessivo prevista dalla L.R. 12/2003
  5. definizione di un modello di qualificazione dell’offerta condiviso e attivazione di sistemi di miglioramento e sviluppo (come modello di riferimento verso cui tendere),
  6. progettazione e realizzazione di servizi da offrire ai soggetti interessati a partecipare ad un sistema di EdA regionale
  7. attivazione di strumenti di monitoraggio e controllo del sistema.

Il rapporto di ricerca propone, in conclusione, un primo possibile elenco di “punti chiave” per lo sviluppo organizzativo-gestionale dell’offerta di EdA, che afferiscono a tre ambiti (organizzazione / processo formativo / servizi ed elementi trasversali) e che, connettendo gli aspetti di governance con quelli di qualità, offrono indicazioni operative utili a configurare un sistema integrato e qualificato di offerta .

 

Si citano qui due progetti finanziati dalla Regione ER con FSE, a titolarità di En.A.I.P. ER, denominati  sinteticamente CEP I e CEP II. Il primo di questi ha consentito di condurre un’indagine conoscitiva sull’offerta dei CTP dell’Emilia Romagna nell’anno scolastico 2000-2001 e sulle modalità attraverso cui questi rilevano i fabbisogni formativi nel proprio territorio di riferimento. I risultati della ricerca sono pubblicati in S.Marchioro, E.Morgagni, A.Spallacci (a cura di), La scuola dietro l'angolo. Adulti e istruzione nei Centri Territoriali Permanenti dell'Emilia-Romagna. Una indagine conoscitiva, Rimini, Tipografia Artigiana, 2001, testo reperibile on line in http://members.xoom.alice.it/irreenaip/ .  Il secondo CEP II: Azioni di supporto e formazione operatori EdA,  verteva essenzialmente sull’analisi della domanda, sull’offerta formativa per pubblici adulti e sull’impatto della formazione in 5 aree della regione ER, deiverse per tipologia di territorio, per potenziali utenze adulte e per differenziati fabbisogni. I risultati della ricerca sono pubblicati in: E.Morgagni, A.Spallacci (a cura di), Chi, come e perché studiare da adulti, Progetto CEP II, En.A.I.P. ER, 2004.

Sugli standard si fa riferimento alla ricerca nazionale: Le competenze di base degli adulti, in “Quaderni degli Annali dell’Istruzione”, NN. 96-97, Le Monnier, 2002, e alla ricerca regionale: IRRE ER – MIUR, Gli Standard nell’Educazione degli Adulti. La produzione di standard per l’Educazione degli Adulti della regione Emilia-Romagna (a cura di Silvana Marchioro – coordinamento scientifico di Lucio Guasti), Editcomp, Bologna, 2003.  A questi contributi dobbiamo aggiungere, ora, l’importante aggiornamento degli standard nazionali per l’EdA pubblicati negli Annali dell’Istruzione “Percorsi di innovazione nell’educazione degli adulti”, n. 1-2, Le Monnier, 2006 e nel sito dell’INDIRE www.indire.it/eda/biblioteca/

Sulla situazione in Emilia Romagna e sulla Legge Regionale n. 12/2003 si vedano: l’articolo di Enzo Morgagni, La situazione normativa, programmatica ed operativa dell'Educazione degli Adulti in Emilia Romagna.  Analisi e proposte per la definizione e l'avvio di un organico piano di sviluppo regionale,e il mio articolo, La politica della Regione Emilia Romagna per l'educazione degli adulti, pubblicati in questa stessa rivista, Anno 1, N. 1, marzo 2005  .

Ora pubblicata, cfr. nota n. 3.

Tutti i materiali delle tre fasi sono reperibili in http://www.eduadu.net/progetti/sviluppo%20modello.htm 

Per citare alcuni esempi possibili, si pensi ai seminari, convegni, cicli di studio, cineforum realizzati dalle biblioteche civiche, alle campagne di educazione ambientale e stradale, di sensibilizzazione alla sicurezza sul lavoro, alla formazione per il volontariato e alle attività di promozione culturale che assommano già a significativi capitoli di spesa anche di assessorati “non formativi” (ad es. assessorati all’agricoltura, al lavoro, alle politiche sociali….), ma che promuovono interventi di formazione sostanzialmente dedicati agli adulti. Si pensi, inoltre all’associazionismo sportivo, ricreativo, culturale, religioso, al sistema delle scuole private di lingue, delle università del tempo libero e della terza età, ecc.

Gran parte della letteratura sullo sviluppo locale evidenzia il ruolo che l’educazione svolge all’interno di una strategia che miri allo sviluppo del territorio. Si veda al riguardo ISFOL, Guida alla progettazione dello sviluppo locale, F.Angeli, Milano, 1999, p. 85 e ss., in cui i soggetti del sistema dell’education sono inseriti tra quelli che dovrebbero essere censiti e attivati all’interno di un piano di sviluppo territoriale.

Due tabelle presenti nel rapporto di ricerca delineano le correlazioni tra mission prevalente, funzioni e tipologia dell’offerta, soggetti coinvolti e diverso accento posto sugli obiettivi dei programmi: in "Per tutto l’arco della vita" - Impianto per un modello di sviluppo del sistema regionale di Educazione degli Adulti - Luglio 2006,  tabb. 2 e 3, pp. 22-24.

La tabella n.7 delle pp. 44-49 (link alla nota n. 9) elenca le dimensioni costitutive del sistema di qualificazione dell’offerta, dettagliandone la descrizione, l’applicazione all’EdA e la rilevanza strategica per lo sviluppo del sistema.

Attualmente è in corso di svolgimento un progetto di questo tipo, finanziato con FSE dalla provincia di Forlì-Cesena: “Il sistema di educazione degli adulti nella provincia di Forlì-Cesena: mappatura dell’offerta e profili dell’utenza”, attuato dal  Polo Scientifico-Didattico di Forlì sotto la direzione scientifica del prof. Paolo Zurla.

La normativa e i dispositivi esistenti offrono già opportunità in questo senso.  E’ necessario però individuare le condizioni e le strategie per l’attuazione di quanto la normativa prevede; il che comporta un coinvolgimento dei soggetti interessati ed apre il capitolo delle politiche del lavoro, in quanto rimane da analizzare ed affrontare il problema della validazione delle competenze e dei benefici che potrebbero derivare dalla introduzione di procedure di validazione per gli sviluppi professionali, oltre che formativi e culturali, delle persone.

Tab. 8, pp. 51-52.

 

 

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Rivista registrata presso il Tribunale di Firenze n. 5414 del 01 marzo 2005
Redazione: c/o Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi
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