RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N. 8 - 28 giugno 2007
 

INDICE

 

 

 

 

EDA NELLE REGIONI

La nuova legge regionale sulle politiche di genere e la conciliazione vita lavoro in Puglia

Antonella Bisceglia, dirigente del Settore Sistema Integrato dei Servizi sociali- Assessorato alla Solidarietà- Regione Puglia.

La Regione Puglia ha approvato lo scorso 8 marzo,  la legge “Norme per le politiche di genere e la conciliazione vita – lavoro in Puglia” proposta dall’Assessore alla Solidarietà Elena Gentile.
La data non è stata scelta per caso.
Infatti, sette anni dopo la pubblicazione della legge 8 marzo 2000 n. 53 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”, anche la Regione Puglia si è dotata di una legge organica sulle politiche di genere, per offrire una base normativa certa per servizi e iniziative in grado di garantire condizioni effettive di pari opportunità e ri-disegnare il profilo delle nostra città intorno al diritto alla vivibilità e alla qualità della vita delle donne e degli uomini di Puglia.
Il nuovo testo normativo, pubblicato sul Bollettino Ufficiale lo scorso 21 marzo con il n. 7, specifica l’obiettivo più generale contenuto nello Statuto regionale pugliese che prevede che la Regione garantisca “in ogni campo dell’attività politica, sociale, familiare, scolastica, professionale e lavorativa il principio della parità tra i sessi, valorizzando la consultazione degli organismi di parità e pari opportunità istituiti con legge regionale ai sensi degli articoli 3 e 51 della Costituzione italiana” ed in coerenza con gli indirizzi della programmazione nazionale ed europea.
La Commissione europea, nel corso degli anni, ha, infatti, sollecitato gli Stati membri ad ogni  livello istituzionale affinché dessero concreta attuazione ai principi contenuti nei Trattati e nella Carta dei principi fondamentali dell’Unione ed è giunta a promuovere l’adozione di una decisione del Parlamento e del Consiglio che istituisce nel 2007 l’anno europeo delle pari opportunità per tutti , prendendo le mosse proprio dall’esperienza maturata nell’ambito delle pari opportunità di genere.
Ancora una volta, in quella decisione le istituzioni comunitarie hanno ribadito con forza la necessità di rispettare il gender mainstreaming. All’articolo 4, infatti, si precisa che “l'anno europeo tiene conto dei diversi modi in cui donne e uomini subiscono discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o l’orientamento sessuale”.

La tendenza che la legge si propone di invertire è quella fotografata dalla rilevazione ISTAT del 2005: i dati della nostra regione confermano un divario ancora impressionante tra donne e uomini: esistono discriminazioni nelle condizioni di accesso alla vita lavorativa;  discriminazioni nella permanenza al lavoro in momenti particolari della vita, come una gravidanza o un familiare da accudire; quindi discriminazioni relative ai percorsi di carriera ed alle posizioni professionali meglio retribuite; discriminazioni rispetto all’accesso alla formazione.
La Puglia si attesta all’ultimo posto tra le regioni italiane per tasso di occupazione femminile, con il 26,8% di occupate, contro una media nazionale del 45,3% ed un tasso di occupazione maschile nella regione del 62,5%. Analogamente il tasso di disoccupazione femminile si attesta al secondo posto in Italia dietro la sola Sicilia, con il 20,9%, contro una media nazionale del 10,1% ed una disoccupazione maschile nella regione attestata all’11,5%.
A fronte di ciò il tasso di natalità e il livello della qualità della vita vedono la nostra regione agli ultimi posti in Europa.
Questi elementi impongono una nuova strategia politica, in grado di corrispondere all’approccio duale richiesto dalla Commissione Europea e ribadito dalla Road Map per la parità tra donne e uomini 2006-2010 : interventi specifici per promuovere attivamente condizioni di pari opportunità e azioni trasversali di integrazione sistematica della dimensione di genere in tutte le politiche e le azioni di carattere generale.
A questo fine, è indispensabile un’integrazione delle politiche e delle risorse, mettendo a valore le iniziative finora portate avanti attraverso il co-finanziamento dei Fondi Strutturali.
Per offrire risposte concrete alle situazioni di disagio che questi dati testimoniano, la legge si compone di 5 titoli,  e si presenta con un alto profilo di innovazione sia nei contenuti che nella modalità di elaborazione.
Il testo è stato prodotto, infatti, nell’ambito di una campagna di ascolto che ha impegnato l’Assessorato alla Solidarietà per due mesi nei quali sono stati organizzati sei forum provinciali, itineranti sul territorio regionale, ed un forum regionale conclusivo, rivolti al sistema delle autonomie locali, a tutta la cittadinanza attiva, al mondo della politica, alle organizzazioni sindacali e datoriali, alle università e a singole donne e uomini che hanno apportato preziosi contributi.
La costruzione partecipata ha rappresentato un elemento di garanzia affinché all’interno del testo di legge fossero contemplate le istanze dei molteplici soggetti interessati, in primo luogo le donne e le proprie organizzazioni di rappresentanza, e offre assicurazione affinché venga data presto attuazione agli interventi previsti.
Dal punto di vista dei contenuti, l’obiettivo è alto: il rispetto delle identità e la valorizzazione delle differenze di genere, cultura e religione a garanzia di una partecipazione effettiva delle donne alla vita civile, sociale, politica, economica delle comunità regionale e locali attraverso interventi costruiti sulla base di un’alleanza tra i generi e le generazioni.
Gli ambiti di intervento sono in particolare:

  • le politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e l’utilizzo del tempo per fini di solidarietà sociale e impegno civile;
  • interventi a sostegno del valore sociale della maternità e della paternità e per la re-distribuzione del lavoro di cura tra i sessi;
  • la previsione di un sistema di governo regionale e territoriale delle politiche di genere;
  • azioni positive per la rappresentanza e la partecipazione delle donne nella vita economica, sociale e politica

La legge parte dal presupposto per cui sarà possibile raggiungere le proprie finalità solo a partire dall’integrazione della dimensione di genere nella programmazione, nella gestione e nella valutazione delle strategie di sviluppo regionale, anche attraverso l’istituzione di presidi di politiche di genere nei processi di governo. A questo scopo, la stessa Regione si fa garante dell’istituzione di un Gruppo di lavoro interassessorile di coordinamento e di supporto consulenziale e del Tavolo permanente delle Politiche di Conciliazione con il partenariato istituzionale e socioeconomico. Un Ufficio garante di genere vigilerà sull’integrazione delle politiche di genere, un centro risorse di genere sarà il luogo di raccordo regionale degli organismi di parità regionali.
Previsioni innovative introdotte per la prima volta, in questa forma organica e articolata in un testo di legge regionale.
Il testo, infatti, incardina nel tessuto regionale alcuni criteri come il coordinamento dei tempi e degli spazi delle città, tramite il piano territoriale degli orari, dei tempi e degli spazi, da concordare e approvare all’interno dei tavoli di concertazione dei Piani sociali di zona, in cui un ruolo rilevante sarà ricoperto dalle istituzioni regionali e locali di parità. Sempre a livello di ambito territoriale si lavorerà per l’istituzione delle banche dei tempi per fini di reciproca solidarietà e interesse.
Gli strumenti di attuazione della normativa saranno i piani triennali di azioni positive per le pari opportunità nella pubblica amministrazione, il bilancio di genere, le statistiche di genere, il rapporto annuale sulla condizione delle donne, l’albo delle associazioni e dei movimenti femminili, la comunicazione istituzionale orientata al genere.
Attenzione particolare è rivolta al mondo del lavoro: i piani per l’uguaglianza di genere nelle imprese faciliteranno l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e il sostegno ai percorsi di carriera, in particolare favorendo coloro che rientrano dopo i congedi di maternità e paternità.
Non è stato tralasciato neanche l’annoso tema della rappresentanza delle donne nel mondo della politica e della società: per incrementare la qualità della presenza delle donne negli organi elettivi e di rappresentanza sono previste iniziative ad hoc nell’ambito dei partiti politici, all’interno delle amministrazioni locali che saranno chiamate ad attivare le commissioni permanenti pari opportunità, e istituti di rappresentanza delle donne, quali la rete delle elette.
Un albo in cui raccogliere i curricula delle donne, si propone, infine di dare la giusta visibilità e valorizzare al meglio le diverse professionalità e competenze delle donne.

 

 

DECISIONE n. 771/2006/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 maggio 2006 che istituisce l’anno europeo delle pari opportunità per tutti (2007) — Verso una società giusta

COM (2006) 92

 

 

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